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Gli italiani sono davvero discendenti dei romani?


Gli italiani sono davvero discendenti dei romani? - Le origini della nazione

Quando pensiamo all’Italia, immaginiamo subito un paese con una storia millenaria.
La patria dell’antica Roma, del Rinascimento, di una delle culture più influenti del mondo.

Ma c’è un fatto sorprendente che spesso dimentichiamo.

Quando nel 1861 nacque lo Stato italiano, gli italiani — nel senso moderno del termine — in realtà non esistevano ancora davvero.

Sulla penisola vivevano molti popoli diversi:
siciliani, napoletani, toscani, lombardi, veneziani, piemontesi.

Tutti con tradizioni, mentalità e soprattutto lingue molto diverse.

Non a caso il celebre statista austriaco Klemens von Metternich aveva definito l’Italia «una semplice espressione geografica».

In altre parole: un territorio sulla carta, ma non ancora una vera nazione.

Uno dei protagonisti del Risorgimento, Massimo d’Azeglio, riassunse perfettamente questa situazione con una frase diventata famosa:

«Abbiamo fatto l’Italia. Ora dobbiamo fare gli italiani».


Un paese senza una lingua comune

La situazione linguistica dell’Italia dell’Ottocento era molto diversa da quella di oggi.

Nel momento dell’unificazione la popolazione italiana contava circa 23 milioni di persone.

Eppure meno della metà parlava italiano.

La maggior parte delle persone utilizzava dialetti locali, spesso molto diversi tra loro.

In molti casi un contadino lombardo avrebbe avuto serie difficoltà a capire un contadino siciliano.

Inoltre il livello di istruzione era molto basso.

Circa il 78% della popolazione era analfabeta.

Questo rendeva ancora più difficile la creazione di una cultura nazionale condivisa.

Se confrontiamo questa situazione con quella della Germania nello stesso periodo, la differenza appare evidente.

Quando la Germania si unificò nel 1871, esisteva già un forte sentimento nazionale tra la popolazione.

In Italia invece l’idea di una nazione era diffusa soprattutto tra gli intellettuali.

Essi si riconoscevano nella grande tradizione culturale del paese:
nelle opere di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello e in generale nell’eredità del Rinascimento.

Ma per la maggioranza della popolazione questa identità nazionale era ancora qualcosa di molto lontano.


Come nacque lo Stato italiano

L’unificazione dell’Italia non fu soltanto il risultato di un ideale patriottico.

Fu anche il risultato di una serie di eventi politici e militari.

Il processo fu guidato principalmente dal Regno di Sardegna-Piemonte, che progressivamente estese il proprio controllo su gran parte della penisola.

Le annessioni vennero poi confermate tramite plebisciti.

Ma il sostegno della popolazione non dipendeva tanto da un forte sentimento nazionale.

Molti vedevano piuttosto l’unificazione come un modo per liberarsi da dominazioni straniere.

Nel nord dell’Italia era presente l’impero austriaco.

Nel centro dominava lo Stato Pontificio.

Nel sud regnava la dinastia dei Borbone.

In molte regioni la popolazione sperava che l’unificazione portasse riforme politiche e sociali.

Quando queste aspettative non furono soddisfatte, lo Stato italiano appena nato rischiò più volte di indebolirsi.


La nascita di una vera nazione

Il senso di appartenenza nazionale si sviluppò lentamente nei decenni successivi.

Due fattori furono particolarmente importanti.

Il primo fu l’introduzione della scuola elementare obbligatoria.

Grazie all’istruzione milioni di persone impararono a leggere e a scrivere.

E soprattutto impararono la lingua italiana.

Il secondo fattore fu il servizio militare obbligatorio.

Giovani provenienti da regioni diverse si ritrovarono a vivere insieme nell’esercito.

Per molti fu la prima occasione di incontrare persone di altre parti del paese.

Un altro momento decisivo fu la Prima guerra mondiale.

Soldati provenienti da tutta la penisola combatterono insieme nelle trincee.

In particolare la drammatica sconfitta di Caporetto nel 1917 rappresentò uno shock nazionale che contribuì a rafforzare il sentimento di unità.


Un paese ancora molto diverso al suo interno

Nonostante tutto questo, l’Italia rimane ancora oggi un paese molto vario.

In alcuni momenti l’unità nazionale appare evidente.

Per esempio quando la nazionale italiana vince il campionato mondiale di calcio.

In quei momenti le bandiere tricolori riempiono piazze e strade in tutto il paese.

Ma nella vita quotidiana le differenze regionali restano forti.

Il nord è generalmente più ricco e industrializzato del sud.

E molti italiani continuano a identificarsi prima di tutto con la propria regione o città.

Siciliani.
Romani.
Veneti.
Lombardi.

E solo in secondo luogo italiani.


Una penisola di popoli diversi

Questa grande varietà non dipende solo dalla storia recente.

La penisola italiana è sempre stata un luogo di incontro tra popoli diversi.

Prima dell’ascesa di Roma vivevano qui numerose popolazioni:

gli italici,
gli etruschi,
i celti,
i greci,
gli illirici.

Successivamente arrivarono anche popoli germanici come
goti, longobardi e franchi.

Nel sud dell’Italia la presenza greca fu così importante che la regione venne chiamata Magna Grecia.

Nel corso dei secoli tutti questi popoli si mescolarono, contribuendo a creare la complessa identità della penisola.


Il mistero degli etruschi

Tra tutte queste popolazioni, una delle più affascinanti resta quella degli etruschi.

Tra l’VIII e il IV secolo a.C. furono una delle civiltà più sviluppate dell’Italia antica.

Erano abili artigiani, grandi costruttori e raffinati artisti.

Tuttavia la loro origine rimane ancora oggi oggetto di discussione.

Alcuni studiosi ritengono che gli etruschi provenissero dall’Anatolia, nell’attuale Turchia.

Altri pensano invece che si siano sviluppati direttamente nella penisola italiana.

Un aspetto particolarmente misterioso riguarda la loro lingua.

A differenza delle lingue circostanti, l’etrusco non apparteneva alla famiglia indoeuropea.

E ancora oggi non è stato completamente decifrato.


Il caso unico della Sardegna

Un’altra particolarità riguarda la Sardegna.

Dal punto di vista genetico i sardi sono abbastanza diversi dagli altri italiani.

Questo dipende soprattutto dall’isolamento geografico dell’isola.

Molti abitanti conservano ancora tracce genetiche dei primi agricoltori arrivati in Europa circa 8000 anni fa.

La Sardegna è inoltre famosa per un fenomeno molto particolare.

È una delle regioni del mondo con la più alta concentrazione di centenari.

In media circa 31 persone ogni 100.000 abitanti superano i cento anni.

E, cosa ancora più sorprendente, gli uomini vivono quasi quanto le donne.


Conclusione

Dunque, gli italiani di oggi sono davvero discendenti degli antichi romani?

La risposta è complessa.

Roma ha certamente lasciato un’impronta fondamentale nella storia e nella cultura della penisola.

Ma la popolazione italiana moderna è il risultato di una lunga storia di incontri, migrazioni e mescolanze tra popoli diversi.

Proprio questa straordinaria diversità ha contribuito a creare la ricchezza culturale dell’Italia.

E forse è anche ciò che rende questo paese così affascinante.


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